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Saranno famosi

Il giovane dottore/cameraman di ieri appena ci siam presentati mi ha detto che era strano per lui conoscermi di persona e associare un volto alle lastre che si sta studiando da un po’ di tempo. Nel mio piccolo sto facendo la storia della medicina e ci son tanti dottori che si studian il mio caso, guardan le mie lastre e si leggon tutti i referti. Poi finisce che conosci qualcuno che sa come sei fatto dentro e non sa come sei fatto fuori. Son gli inconvenienti della celebrità.

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Topo di laboratorio

Questa mattina son stato a far la visita di controllo. I medici, che di casi come il mio ne han visti due o tre al massimo, mi han chiesto se potevan farmi vedere a dei loro colleghi e se potevan farmi delle riprese di come mi muovevo e di come camminavo con le stampelle. Il cameraman era un giovane dottore che mi ha filmato con un aifon. Gli ho chiesto se non è che finiva che il video lo mettevano su iutub, eh? Ché, si sa, a me con i medici piace fare il simpatico.

In coda

La fila di sabato alla cassa disabili al supermercato era composta (c’ero pure io ovviamente) da gente messa così male che é arrivato un tizio senza una gamba in carrozzina e si é dovuto mettere in coda come gli altri.

Posizioni

L’altro giorno stavo leggendo un tweet di un politico, quella di Brescia che é diventata avvocato a Reggio Calabria e che poi han fatto pure ministro (con esiti tragicomici). Parlava di centralità del malato. Una cosa che ogni tanto salta fuori, se ne riempion la bocca un po’ tutti. Si ma che vuol dire? Io non lo so mica e secondo me non lo san neanche loro ché parlan così, per frasi fatte. Io, da malato, non so se stavo al centro. In genere stavo a sinistra ma a volte anche a destra ché le stanze eran sempre per due. Toh, in una singola o in una stanza per tre forse si poteva stare al centro ma a me quelle non me le han mai date.

Come una presa della corrente

L’altra sera stavo provando a spiegare alla mia ragazza tutti i tubicini che avevo attaccati addosso subito quando mi son svegliato dopo l’operazione che mi ha portato via un pezzo. Ecco, tutte le flebo che entravano eran attaccate in un unico punto (il port) proprio come in una presa della corrente, una di quelle cicciotte. Le ho detto “hai presente una multipla?”.

Inaccessibile

La scorsa settimana son stato alla Tattoo Convention che si è svolta a Milano presso il Quark Hotel. A me i tatuaggi non è che interessino granchè, è la mia fidanzata che è fissata e che mi ci ha trascinato, tanto, da disabile, non mi han fatto pagare l’ingresso. Il problema è stato che il posto in cui è stata organizzata questa convention è completamente inaccessibile. Pieno di scale, scalini e scalette. Io, magari con un po’ di disagio, con le stampelle mi arrampico dappertutto ma un vero disabile (ché si sa, io son finto) con la carrozzina non poteva mica accedere e muoversi liberamente. Il massimo è stato un salone messo in cima ad una specie di scala a chiocciola. Si però c’era l’ascensore. Spento ovviamente e gli addetti non mi han mica detto che me lo avrebbero attivato e me la son fatta a piedi pure quella.

Di fronte a queste cose qua io son piuttosto rassegnato, la mia fidanzata invece scende sul piede di guerra e scrive, telefona, manda lettere. Ha quindi scritto agli organizzatori che la han anche risposto. Eran dispiaciuti, e non era mica colpa loro (non lo è mai) ma del comune, dell’albergo, della location, del sindaco, del presidente della regione, del presidente del consiglio nuovo e pure di quello vecchio (si, proprio lui, quello truccato coi capelli finti). Succede sempre così, dopo. Dopo son tutti dispiaciuti (potrebbe essere altrimenti?), le colpe son sempre degli altri e loro non ci potevan fare niente. Ma pensarci prima era tanto difficile? Facciam scommessa che la prossima convention (alla quale ci hanno invitato gratis) la organizzano nello stesso posto? Scommettiamo il mio ingresso gratis?

E’ un’ingiustizia però

Non faccio in tempo a finire su un giornale, con tanto di elogi e di foto, che arriva un tizio, uno strano che dicon vada in giro sulle molle, che lo vuol chiudere? Non si fa mica così, però.


Pablic Relescion

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Un post a caso

Storia di un’anca

Nelle serie di post presenti nella categoria “storia di un’anca” c’è la mia storia raccontata da un punto di vista un po’ particolare, quello della mia anca. Ché detta così suona un po’ strana come cosa ed effettivamente lo è! Ad un certo punto della storia fanno la loro comparsa “i Cinesi” che poi son le cellule del cancro. Le ho chiamate così solo perché son tante, certamente non con un intento discriminatorio nei confronti dei simpatici asiatici. Tutti i post, che poi son le parti di questa storia, si trovan qui.

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