Portavo un port

Una volta portavo un port che sarebbe un aggeggino di plastica sottocutaneo usato per la chemioterapia. Non è quindi che lo avessi perché son strano, lo avevo per curarmi. Dopo un po’ di tempo, un pochino prima del dovuto (ma tanto avevo già finito le cure) il port ha fatto infezione e me l’han dovuto togliere. Da quel momento non ho più portato un port. Adesso al suo posto c’è una cicatrice lasciata da tre punti di sutura ché non son praticamente nulla rispetto ai cento e più che mi han dato dove c’è l’anca sbilenca.

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3 Responses to “Portavo un port”


  1. 1 4p 17 ottobre 2011 alle 13:09

    Altro che cento……………
    4 p

  2. 2 4p 19 ottobre 2011 alle 10:03

    Che bel giorno che è stato quel 19 ottobre.
    La gioventù però, fa vivere quei momenti con naturalezza semplice e gioiosa.
    Solo nel tempo si apprezza di più il vero miracolo e la consapevolezza di che meraviglia si è riusciti a fare.
    Oddio eri un gran bel rompipalle dalla lacrima facile, sempre nervosetto.
    Su e giù da quel lungo corridoio e immancabilmente in braccio, perchè così ti piaceva.
    Due occhietti svegli e sempre pronti a scrutare qualunque movimento.
    La curiosità era ed è per te il sale della vita.
    Auguri Marco da una vecchia amica.
    4 p


  1. 1 Come una presa della corrente « Anca Sbilenca Trackback su 22 febbraio 2012 alle 19:42

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Un post a caso

Storia di un’anca

Nelle serie di post presenti nella categoria “storia di un’anca” c’è la mia storia raccontata da un punto di vista un po’ particolare, quello della mia anca. Ché detta così suona un po’ strana come cosa ed effettivamente lo è! Ad un certo punto della storia fanno la loro comparsa “i Cinesi” che poi son le cellule del cancro. Le ho chiamate così solo perché son tante, certamente non con un intento discriminatorio nei confronti dei simpatici asiatici. Tutti i post, che poi son le parti di questa storia, si trovan qui.

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