Archivio per gennaio 2011

Storia di un’anca/14

Febbraio 2008

Oggi devo dire che mi sento abbastanza bene. Molti Cinesi han fatto i bagagli, molti altri li han rinchiusi nei recinti e lì stan buoni buoni senza dare troppo fastidio. Mica male ‘sta chemioterapia! Anche i dottori sembran contenti dell’evoluzione della vicenda. Ormai si sta avvicinando il giorno in cui mi sostituiranno con una protesi. In quel giorno vedrò la luce per la prima volta e non in senso figurato. Quante anche posson dire lo stesso? E io vedrò anche i faccioni dei chirurghi, delle infermiere e di chissà quante altre persone. Bisogna che mi sistemi per benino ché non voglio mica far brutta figura!

[continua]

La versione di Barney

Ho appena finito di leggere La versione di Barney proprio mentre nelle sale cinematografiche va in onda il film tratto dal romanzo. Il bello è che il libro è molto venduto ultimamente. Proprio strana la gente! Vanno a leggersi un libro quando esce un film. Ché poi è quello che ho fatto io. Vorrà mica dire che sono un tipo strano pure io?

Il Marco delle stampelle

La figlia di un mio carissimo amico, per distinguermi da un omonimo, mi ha chiamato il “Marco delle stampelle”. Lo dicevo io che avrebbero finito per fare da specchietto per le allodole. Credo che a questo punto potrei anche andare in giro, chessò?, con le orecchie da Dumbo ma il tutto passerebbe in secondo piano nascosto dalle mie stampelle. La cosa ha i suoi indubbi vantaggi. Anche se non ho ancora ben capito come fare a sfruttarla. Mi sa che ci devo pensar su un po’.

Conto alla rovescia

In famiglia han poco feeling con l’elettronica. Roba che han paura di toccare un telecomando per non rischiare di premere il pulsante sbagliato. Nel dubbio si astengono o, presi dal panico, sudano indecisi sul da farsi un po’ come gli artificieri quando devon decidere se tagliare il filo rosso o quello blu che sennò scoppia una bomba. Io ci ho provato tante volte a fargli capire che il pulsante per l’autodistruzione sui telecomandi ancora non l’han inventato. Ché schiaccino pure il tasto sbagliato quindi ché il conto alla rovescia non parte mica.

Storia di un’anca/13

Gennaio 2008

Oggi l’abbiam fatta grossa. Parlo al plurale perché la colpa non è solo mia ma anche dei muscoli che stan qui intorno a me. Non abbiam retto il peso del capo ed è caduto. Ha anche rischiato, dato che aveva attaccato l’ambaradan per fare la chemioterapia. Con tutti ‘sti farmaci che ci danno ero un po’ debole. Adesso mi sa che per un po’ vado in pensione. Eh sì, perché da oggi il boss dovrà usare le stampelle per evitare altre cadute. Rischio di rompermi e si mi rompo son guai seri perché i Cinesi uscirebbero dai recinti in cui li hanno messi. E invece devon rimanere lì finché non saranno radunati tutti insieme (ma proprio tutti!) ché arriverà un dottore bravo a portarseli via. Pare che a lui piacciano e li collezioni.

Considerando che fino all’operazione ci saran le stampelle e che dopo mi sa proprio che mi butteran via… temo che i miei giorni di gloria sian finiti!

[continua]

118

Sono un noto frequentatore di ambulanze. Ci ho fatto un bel po’ di giri. Con la sirena, senza sirena. Di corsa, a velocità di crociera. Son andato da casa all’ospedale, dall’ospedale a casa. Anche da un ospedale ad un altro. Addirittura da scuola all’ospedale. A volte da sveglio godendomi il viaggio, a volte svenuto. Ingessato o libero di muovermi. Insomma mi son divertito proprio a prenderla. Adesso però preferisco guidare io. O al limite prendo l’autobus.

Il padre e il padrino

Tempo fa chiacchieravo con un mio amico prete nella corsia di un ospedale che, in effetti, è un posto in cui passo un bel po’ di tempo anche da quando ho smesso con le cure. Per un motivo o per un altro però son sempre lì. Comunque, passa una persona e lo saluta dandogli del “padre”. Allora abbiam iniziato a parlare di come vengon chiamati i sacerdoti. Mi dice che al nord li si chiama “don” che è, in effetti, il modo in cui li chiamo io. Pare che invece al sud, il tizio che lo ha salutato aveva uno spiccato accento siciliano infatti, si preferisca “padre”. Fin qui niente di strano. Poi mi ha spiegato il motivo. Pare che “don” sia utilizzato per un’altra “categoria” di persone. Quelle che ti fanno un’offerta che non puoi rifiutare…

Jean Pierre

Jean Pierre è il medico del lavoro che segue la mia azienda. Credo sia italiano e non ho ancora capito se questo è il suo nome vero o uno che gli han messo i miei colleghi per prenderlo in giro. Una volta all’anno viene a fare una bella visita a tutti. E’ una visita approfondita, eh! Misura la pressione e la vista. E poi ci chiede quanto tempo stiamo davanti al monitor. Io son abituato a dottori seri mica come questo qui. Quando gli ho raccontato la mia vicenda non son proprio sicuro che abbia capito tutto. Mi sa tanto che certi termini non li aveva mai sentiti. Termini complicati come “visita oncologica” ad esempio… L’ultima volta che è venuto da noi ho pensato che un dottore per fare un lavoro così non dev’essere poi troppo bravo. O forse non ha troppa voglia di impegnarsi. Conoscendolo opterei per la prima ipotesi. Poi son uscito nel parcheggio dell’azienda e ho visto la sua Porsche.

Al volante

Essere un disabile alla guida tra le altre cose vuol dire poter parcheggiare dove si vuole, andare nelle corsie preferenziali, non pagare i parcheggi a pagamento, entrare nei centri storici. Avere dei parcheggi riservati vicino agli ingressi di supermercati, cinema, centri commerciali, ospedali, palazzetti dello sport. Praticamente il sogno di ogni automobilista.

Avete presente l’automobilista inca..to di Gioele Dix? Quello tutto nero, con gli occhiali scuri che, a ben vedere, sembra più una Iena. Ecco, se fosse un disabile sarebbe sicuramente più rilassato. Mi si venga a dire che la disabilità non ha i suoi vantaggi!

Storia di un’anca/12

Novembre 2007

Abbiam appena cominciato la chemioterapia. Parlo al plurale perché, come ho già spiegato, la medicina la prende lui, ma le botte le prendo io. Sì perché le molecole dei farmaci menano che è un piacere. E, in tutta onestà, non posso dar loro torto. Così conciata, servo a poco. Pare che con l’operazione mi dovran sostituire con una protesi. Dicon che forse ci metton un altro osso. Ecco, una protesi metallica al mio posto la potrei tollerare ma un altro osso no! Al mio posto? Va be’ ma è inutile arrabbiarsi per queste cose ché i medici non han ancora le idee chiare, pare che debbano ancora decidere. Dipende anche da che effetto faranno i farmaci. Se devo dare una mia opinione (ma perché non me la chiede mai nessuno?), sembra che la cura stia facendo effetto, i Cinesi cominciano a fare i bagagli. Spero di riuscire a salvarmi, chissà?

[continua]


Pablic Relescion

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Un post a caso

Storia di un’anca

Nelle serie di post presenti nella categoria “storia di un’anca” c’è la mia storia raccontata da un punto di vista un po’ particolare, quello della mia anca. Ché detta così suona un po’ strana come cosa ed effettivamente lo è! Ad un certo punto della storia fanno la loro comparsa “i Cinesi” che poi son le cellule del cancro. Le ho chiamate così solo perché son tante, certamente non con un intento discriminatorio nei confronti dei simpatici asiatici. Tutti i post, che poi son le parti di questa storia, si trovan qui.

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