Un Americano a Roma

Una volta mio cugino mi ha raccontato che una nostra amica sarebbe andata in America per un refreshment su dei business cases. Son rimasto a bocca aperta. Mi sembravan cose importanti. Gli ho chiesto quando sarebbe partita e lui mi ha detto che la partenza era schedulata di lì a due giorni. A quel punto mi son chiesto in che lingua mi stesse parlando. Non era mica italiano quella lingua lì. Ma non era neanche inglese. Era un ibrido, un po’ uno e un po’ l’altro. Il problema di ‘sta lingua qua è che non la capisce nessuno. Né un Inglese né tantomeno un Italiano. Almeno, io mica l’ho capita. Magari Alberto Sordi la capirebbe. Comunque mi ha assicurato che sarebbe tornata asap. Meno male, altrimenti stavo in pensiero.

Annunci

6 Responses to “Un Americano a Roma”


  1. 1 noolyta 16 dicembre 2010 alle 10:53

    ormai credo che si stia facendo strad un nuovo tipo di linguaggio italiano/inglese del tipo forwordami l’email, ho downloadato il file, rimaniamo in target, aggiorniamo la mission…insomma, Alberto Sordi ne farebbe senz’altro un ottimo film!

  2. 2 4p 16 dicembre 2010 alle 21:25

    Ahahahahahahahahahaha, oddio figurati io in acque navigo, quando mi trovo a tu per tu con “roba” del genere, non aggiungo altro.

    4 p

  3. 3 noolyta 16 dicembre 2010 alle 22:18

    Ti credo, spettacolo! da scriverci un libro!! ciaooooooo

  4. 4 marcolicchio 16 dicembre 2010 alle 22:33

    @ 4P: hai fatto bene a non aggiungere altro…

    @ noolyta: hai proprio ragione

  5. 5 Raffaella 17 dicembre 2010 alle 10:31

    ‘sto uso criminale della lingua inglese sta diventando insostenibile.
    tempo fa mi chiama una tizia da un’agenzia per prenotare una nostra sala per un corso. La tizia in questione a stento sapeva esprimersi in Italiano (ricordo un allucinate “se avrei” che mi ha causato un principio di infarto), ma non faceva altro che farcirsi la bocca con termini presi dall’inglese.
    Ovvero, la lavagna a fogli mobili per lei era la FLIP CHART, e l’intervento del relatore era lo SPEECH.
    Personalmente, manderei ‘sta tizia in una miniera di COAL…

  6. 6 Rosie 17 dicembre 2010 alle 18:34

    Anche io non ne posso più ( e pensare che a me piace tanto l’inglese), ma usato così di continuo e a sproposito finisce proprio con il dare fastidio!!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Pablic Relescion

Feed

http://www.wikio.it

Un post a caso

Storia di un’anca

Nelle serie di post presenti nella categoria “storia di un’anca” c’è la mia storia raccontata da un punto di vista un po’ particolare, quello della mia anca. Ché detta così suona un po’ strana come cosa ed effettivamente lo è! Ad un certo punto della storia fanno la loro comparsa “i Cinesi” che poi son le cellule del cancro. Le ho chiamate così solo perché son tante, certamente non con un intento discriminatorio nei confronti dei simpatici asiatici. Tutti i post, che poi son le parti di questa storia, si trovan qui.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: