L’altro giorno stavo leggendo un tweet di un politico, quella di Brescia che é diventata avvocato a Reggio Calabria e che poi han fatto pure ministro (con esiti tragicomici). Parlava di centralità del malato. Una cosa che ogni tanto salta fuori, se ne riempion la bocca un po’ tutti. Si ma che vuol dire? Io non lo so mica e secondo me non lo san neanche loro ché parlan così, per frasi fatte. Io, da malato, non so se stavo al centro. In genere stavo a sinistra ma a volte anche a destra ché le stanze eran sempre per due. Toh, in una singola o in una stanza per tre forse si poteva stare al centro ma a me quelle non me le han mai date.
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Posizioni
Pubblicato 27 febbraio 2012 Guardo il mondo da un oblò Lascia un commentoEtichette: centrlità del malato, malati, ospedali
L’altra sera stavo provando a spiegare alla mia ragazza tutti i tubicini che avevo attaccati addosso subito quando mi son svegliato dopo l’operazione che mi ha portato via un pezzo. Ecco, tutte le flebo che entravano eran attaccate in un unico punto (il port) proprio come in una presa della corrente, una di quelle cicciotte. Le ho detto “hai presente una multipla?”.
La scorsa settimana son stato alla Tattoo Convention che si è svolta a Milano presso il Quark Hotel. A me i tatuaggi non è che interessino granchè, è la mia fidanzata che è fissata e che mi ci ha trascinato, tanto, da disabile, non mi han fatto pagare l’ingresso. Il problema è stato che il posto in cui è stata organizzata questa convention è completamente inaccessibile. Pieno di scale, scalini e scalette. Io, magari con un po’ di disagio, con le stampelle mi arrampico dappertutto ma un vero disabile (ché si sa, io son finto) con la carrozzina non poteva mica accedere e muoversi liberamente. Il massimo è stato un salone messo in cima ad una specie di scala a chiocciola. Si però c’era l’ascensore. Spento ovviamente e gli addetti non mi han mica detto che me lo avrebbero attivato e me la son fatta a piedi pure quella.
Di fronte a queste cose qua io son piuttosto rassegnato, la mia fidanzata invece scende sul piede di guerra e scrive, telefona, manda lettere. Ha quindi scritto agli organizzatori che la han anche risposto. Eran dispiaciuti, e non era mica colpa loro (non lo è mai) ma del comune, dell’albergo, della location, del sindaco, del presidente della regione, del presidente del consiglio nuovo e pure di quello vecchio (si, proprio lui, quello truccato coi capelli finti). Succede sempre così, dopo. Dopo son tutti dispiaciuti (potrebbe essere altrimenti?), le colpe son sempre degli altri e loro non ci potevan fare niente. Ma pensarci prima era tanto difficile? Facciam scommessa che la prossima convention (alla quale ci hanno invitato gratis) la organizzano nello stesso posto? Scommettiamo il mio ingresso gratis?
E’ un’ingiustizia però
Pubblicato 15 febbraio 2012 Un abile disabile 5 CommentiEtichette: Adriano Celentano, Avvenire, Festival di Sanremo
Non faccio in tempo a finire su un giornale, con tanto di elogi e di foto, che arriva un tizio, uno strano che dicon vada in giro sulle molle, che lo vuol chiudere? Non si fa mica così, però.
Scambio di persona
Pubblicato 1 febbraio 2012 Guardo il mondo da un oblò , Un abile disabile 8 CommentiChè poi, quando leggo tutti questi elogi, penso sempre che stian parlando di qualcun altro.
P.S. L’articolo è uscito sull’inserto settimanale del quotidiano Avvenire la scorsa domenica.

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